SITO UFFICIALE DEL PARTITO DEMOCRATICO CIRCOLO DI VIETRI SUL MARE

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lunedì 13 maggio 2013

ELETTO IL NUOVO SEGRETARIO NAZIONALE DEI DEMOCRATICI E' GUGLIELMO EPIFANI


Epifani: Mettiamoci la faccia perché la nostra faccia è sinonimo di serietà

Stralcio dell'intervento di Guglielmo Epifani all'Assemblea nazionale del PD.



Guglielmo Epifani  epifani02
Con 458 voti, pari al 85.8% dei voti validi, Guglielmo Epifani è eletto nuovo segretario del Partito Democratico. Il totale dei votanti è stato 593, 59 voti nulli e 76 schede bianche.

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L'intervento di Guglielmo Epifani

È giusto che io dica con chiarezza come siamo arrivati a questo punto. Non ho cercato questo incarico ma davanti a tante sollecitazioni non potevo sottrarmi alla responsabilità che mi veniva richiesta. Riflettendo se accettare o meno, è molto pesato nella mia decisione il dialogo che ho avuto con i ragazzi che a Napoli avevano occupato le sedi del PD quando guardavo la loro preoccupazione mentre io argomentavo come non ci fossero alternative nella formazione di questo governo. Dobbiamo dare la possibilità ai giovani di avere la speranza di avere il PD che loro vogliono e allo stesso tempo parlare con loro.

Ringrazio Bersani per tutto quello che ha fatto per noi in questi 4 anni, una persona di grande qualità, serietà e moralità. Ringrazio anche Franceschini e Veltroni .

Se il PD, che nasce per cambiare questa società rischia diventare parte della crisi del Paese stesso, è vicino al fallimento perché non ha alcuna funzione. Dobbiamo reagire e non lasciare che le cose vadano da sole. C’è una retorica della crisi che attanaglia anche noi. Nessuno di noi è uguale a come viveva sei anni fa e molto di più vale per chi ha perso il lavoro o non lo trova più. Il declino si accompagna sempre al decadimento morale e sociale. Noi non possiamo continuare a vivere la crisi della democrazia solo perché non esistono gli strumenti per decidere: un cortocircuito che richiede una forte domanda di ripresa e cambiamento.



Non dobbiamo avere paura di affrontare la realtà o avere paura del confronto con gli altri perché li consideriamo più decisi o più cattivi. Mettiamoci la faccia perché la nostra faccia è sinonimo di serietà. Coraggio non vuol dire incoscienza. Sarebbe da incoscienti non sollevarsi contro le offese al nostro ministro Kyenge, sarebbe da incoscienti se Genova non sentisse la nostra vicinanza nella grave ferita che ha subito, sarebbe da incoscienti se non reagissimo e ponessimo una fine alla violenza sulle donne con una legge contro il femminicidio.

Le responsabilità della situazione del PD è tale che nessuno può tirarsi indietro. Di fronte a noi abbiamo delle scadenze: 1) riempire il vuoto dopo le dimissioni del Segretario 2) aiutare e non lasciare soli i sindaci e gli aspiranti candidati nelle elezioni alle porte; 3) preparare il congresso senza nessuna paura.

Il congresso è il cuore del mandato democratico. Il congresso deve essere preparato bene con le logiche conseguenti che ne derivano. Capire ciò che va tenuto e ciò che va cambiato in termini sempre inclusivi senza ridurre tutto al voto sulla persona. Il congresso deve essere esplicito, una battaglia, una discussione esplicita. La linea è di tutti, il cognome è di una persona sola. Va recuperato il senso di appartenenza: va fatta la scelta di graduare la bilancia tra diritti e doveri. Un iscritto deve avere più diritti e meno doveri, un dirigente meno diritti e più doveri.

A Marina il primo appuntamento dei Democratici vietresi


Ieri, giovedì 9 Maggio, a Marina, presso lo Stabilimento Il Risorgimento Costa d’Amalfi, ha avuto luogo il 1° incontro della Campagna d’Ascolto dedicata alla cittadinanza e realizzata attraverso un’ assemblea pubblica dal titolo “Quale futuro per Marina”.
Hanno partecipato la Coordinatrice del Circolo Patrizia Gadaleta, la Segreteria del Partito Democratico locale, il Sindaco Avv. Francesco Benincasa, gli Assessori Giovanni De Simone, Luigi Avallone e Vincenzo Alfano, i Consiglieri Giovanni Di Mauro e Vincenzo Cardamone.
I temi trattati sono stati il PUE, la viabilità e la carrying capacity dei mesi estivi e i progetti futuri che l’Amministrazione ha già in cantiere.
La numerosa presenza della popolazione ha dimostrato che quando la politica si occupa delle necessità quotidiane e reali delle persone è sempre una buona cosa, suscita il giusto interesse ed è di sprone ad andare incontro ai bisogni degli altri e combattere l'indifferenza.
"Il Circolo del Pd vietrese - dichiara Patrizia Gadaleta Coordinatrice del Circolo -  da mesi sta lavorando, in sinergia con la Cgil-Spi, sulle problematiche di Vietri e, all’interno del Coordinamento Costa d’Amalfi che comprende i circoli del PD di Amalfi, Atrani, Cetara, Maiori, Minori, Positano, Ravello e Tramonti, su quelle dell’intero territorio costiero".
"Ci auguriamo la stessa partecipazione agli incontri futuri che si terranno a breve nelle frazioni vietresi"

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                                                                Francesco Citarella

sabato 11 maggio 2013

Bersani: Un nuovo inizio per il PD


INTERVENTO

Bersani: Un nuovo inizio per il PD

Serve un cambiamento e una ripresa di fiducia. E in questo noi dovremo giocare le nostre carte e saper correggerci in corso d’opera. Serve un nuovo inizio e sapere che siamo capaci di realizzare questo compito



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Con il saluto e il ringraziamento per i quasi 4 anni da segretario, Pier Luigi bersani ha introdotto i lavori dell’Assemblea nazionale del PD. “ Non voglio parlare dei compiti che ci spettano né fare valutazioni retrospettive – continuato Bersani - oggi dobbiamo ragionare e comprendere la delicatezza della situazione”.

“ Le mie dimissioni non sono state un gesto personale ma un gesto politico su una questione dirimente e esistenziale su cui discutere a fondo per arrivare al prossimo congresso: la prospettiva di un partito riformista è l’unico presidio possibile”.
Dobbiamo riflettere se siamo adeguati a questo compito e decidere se essere un soggetto politico o uno spazio politico. Questa è ua domanda cruciale in un partito senza padrone, dove il tenere insieme non può essere la responsabilità di uno ma di ciascuno. Serve una battaglia politica e culturale per dare prospettiva al PD.

Serve una libera assunzione di responsabilità collettiva in una situazione critica per il paese. Se si prolunga il cedimento economico e sociale come riusciremo a tenere saldi i principi alla base della democrazia stessa? Serve un cambiamento e una ripresa di fiducia. E in questo noi dovremo giocare le nostre carte e saper correggerci in corso d’opera senza rinchiuderci. Serve un nuovo inizio e sapere che siamo capaci di realizzare questo compito. Dobbiamo riformulare il senso del nostro cammino. Questo deve essere il cuore del nostro congresso. La nostra gente ci chiede responsabilità, unità, serietà.

Vi ringrazio per quello che abbiamo fatto in questi 4 anni. Il problema ora non è quello che non ha funzionato perché dobbiamo sapere che si vince insieme e si perde da soli. Si ritrovi la fiducia in noi e l’entusiasmo per una nuova partenza.

venerdì 10 maggio 2013

Pd verso l'assemblea nazionale


Pd verso l'assemblea nazionale
Latorre: "No al reggente, meglio un segretario"

A 24 ore dalla riunione che dovrebbe segnare la strada fino al congresso, duello tra i sostenitori della soluzione transitoria e i fan di una guida forte. Goffredo Bettini lancia l'idea di una nuova formazione politica a sinistra, "Il Campo". Fassina: "Giudicateci dai risultati, basta con la retorica dell'inciucio"


ROMA - A 24 ore dall'assemblea nazionale del Pd, chiamata ad eleggere il nuovo segretario e ricomporre i pezzi di un partito allo sbando, l'ipotesi del 'reggente esperto' che svolga il ruolo di segretario di transizione fino al congresso non piace a tutti. Il senatore Nicola Latorre, ad esempio, è tra coloro che vorrebbero da subito un leader a tutto tondo: "Penso che la cosa più saggia - spiega a Omnibus  su La7 - sarebbe eleggere un segretario che abbia l'autorevolezza e la forza per diventare da subito protagonista del dibattito pubblico". E, in merito al ruolo che dovrebbe avere in questa fase  Matteo Renzi, commenta: "Credo che l'idea che Renzi ha del futuro del centrosinistra non può prescindere da un soggetto politico forte come il Pd, quindi al posto suo io mi preoccuperei di partecipare attivamente al rilancio del partito". E, dopo aver condannato la manifestazione del Pdl a Brescia contro i giudici, conclude ipotizzando che il nome di un candidato condiviso per la segreteria "potrebbe essere fatto nel pomeriggio". 

Anche il deputato Dario Ginefra si augura che l'assemblea trovi domani una "guida autorevole e in grado di frenare questa insopportabile corsa alla visibilità di chi usa il partito per ambizioni personali e vanità".

E mentre Laura Puppato prepara un testo contro le larghe inteseGoffredo Bettini, grande consigliere politico di Veltroni, lancia invece l'idea di un nuovo partito a sinistra, che comprenda anche "tutti i moderati che guardano a sinistra. Non solo una semplice sommatoria tra Pd e Sel, ma molto di più". La nuova formazione, per Bettini dovrebbe cambiare anche il nome, diventando 'Il Campo', proprio "per dare l'idea di una cosa nuova e aperta" e lui stesso potrebbe candidarsi alla segreteria: "E' una ipotesi possibile, non escludo una mia candidatura. Ovviamente a condizione che si cancellino tutte le correnti che attualmente governano il Pd, che si superino le vecchie logiche sclerotizzate e che si costruiscano le decisioni attraverso la consultazione democratica degli iscritti. Primarie tematiche" per ogni decisione "rilevante" che va va "sottoposta all'approvazione vincolante degli iscritti". Quanto alla reggenza del partito fino al congresso, per Bettini "la persona giusta si chiama Piero Fassino".

Da parte sua il viceministro dell'Economia Stefano Fassina invita a distendere i toni: "Vorrei che questo governo e il Pd fossero giudicati per i risultati, non sulla base della retorica dell'inciucio. Se noi avessimo voluto inciuciare, Bersani sarebbe al governo già da due mesi". Da Palermo, dove è ospite alla Festa nazionale LiberEtà dello Spi Cgil, parlando con i giornalisti aggiunge: "Non è un governo di legislatura, nessuno di noi sta serenamente nell'esecutivo con il Pdl. E' un esecutivo di emergenza, che mette insieme forze che rimangono alternative". 

La partecipazione al governo di laghe intese per Fassina "è una prova importante per il Partito democratico, non so se riusciremo a superarla, ma dobbiamo verificare se abbiamo una identità che prescinde dall'anti berlusconismo". L'auspicio è che il Pd ritrovi un'unità di vedute: "Nessuno ha vissuto bene la separazione con un pezzo di Italia Bene Comune, una separazione che non giudichiamo comunque irreversibile, dobbiamo ritrovare convergenza".
(da Repubblica.It)

Assemblea nazionale: tutte le informazioni


Assemblea nazionale

Nota logistica dell'Assemblea nazionale - Nuova Fiera di Roma - Roma 11 maggio 2013

pubblicato il 3 maggio 2013 , 1528 letture

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L'Assemblea nazionale si svolgerà presso la Nuova Fiera di Roma (Ingresso Nord) nel Padiglione 10 (Centro Convegni). 

Sabato 11 maggio 2013, i lavori dell’Assemblea avranno inizio alle ore 10.00 e i desk per l’accredito, saranno attivi dalle ore 09.00.

I giornalisti, fotografi, operatori e tecnici che intendano seguire l’Assemblea Nazionale possono accreditarsi fin d’ora inviando una richiesta all’indirizzo ufficiostampa@partitodemocratico.it.

Gli accrediti stampa potranno essere ritirati venerdì 10 maggio a partire dalle ore 9 fino alle 20, presso la sede del Partito Democratico (Via Sant’Andrea delle Fratte, 16), oppure sabato 11 maggio, dalle ore 9, presso la Nuova Fiera di Roma.

I lavori dell’Assemblea saranno trasmessi in diretta streaming su www.youdem.tv.

All’ordine del giorno saranno le dimissioni della Presidente dell'Assemblea nazionale, del Segretario e gli adempimenti conseguenti e l'elezione del Segretario.

Le votazioni avranno luogo dalle ore 14.00 alle ore 16.00.



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COME ARRIVARE
IN AUTO
Per chi arriva da Roma nord: prendere il Grande Raccordo Anulare (GRA), direzione aeroporto Fiumicino, uscita 30, seguire le indicazioni per la fiera ingresso NORD (via Portuense).

Per chi arriva da Roma Sud prendere il GRA, sempre direzione aeroporto di Fiumicino, superata l'uscita 28 immettersi sulla corsia destra, fare un' inversione di marcia (direzione Alitalia) e arrivare sulla carreggiata di ritorno. Immettersi sulla complanare, seguire le indicazioni per la fiera ingresso NORD (via Portuense).

Per chi arriva da Roma centro prendere l'autostrada Roma-Fiumicino ed uscire sul GRA in direzione Firenze. Subito fare un'inversione di marcia (direzione Alitalia) per arrivare sulla carreggiata esterna del GRA, prendendo l'uscita 30 immettersi sulla complanare, seguire le indicazioni per la fiera ingresso NORD (via Portuense).
Costo del parcheggio giornaliero: 5 euro.



IN TRENO 
Dalla Stazione Termini non vi è un collegamento diretto. Occorre prendere la metropolitana (Linea B in direzione Laurentina) e raggiungere la Stazione Ostiense (fermata metro Piramide).

Dalla Stazione Ostiense prendere il treno della linea FR1 – direzione Fiumicino fino alla fermata Fiera di Roma (frequenza 15 min. circa). Da qui è previsto un servizio bus navetta che raggiungerà l’ingresso NORD della Fiera.

La linea FR1 effettua fermate anche nelle stazioni di Trastevere, Ostiense, Tiburtina e Tuscolana.
Altre stazioni FR1: Settebagni, Fidene, Nuovo Salario, Nomentana, Trastevere, Villa Bonelli, Magliana.
L’ingresso NORD è raggiungibile a piedi (500 mt.).

Durante i due giorni saranno comunque attive le navette dalla fermata del treno FR1 “Fiera di Roma”all’ ingresso NORD e viceversa.

IN AEREO
Dall' Aereoporto "Leonardo da Vinci" in taxi (circa 10 minuti), in treno prendendo la linea FR1 - direzione Roma per scendere alla fermata Fiera di Roma.

(Attenzione: non prendere il treno diretto per 'Fiumicino Leonardo Express' che non effettua fermate intermedie) in autobus Linea Cotral W0001. Il capolinea è ubicato agli arrivi dei voli nazionali.

ALBERGHI
Per gli alberghi si può prenotare presso l’Agenzia Tour Point 54 di S.C.S service S.r.l. +39.06-87194585 oppure info@scstourpoint.net
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giovedì 9 maggio 2013

"NOI CI SIAMO" parte a Vietri sul Mare la Campagna d'Ascolto del Partito Democratico


Il Pd inizia la Campagna d’Ascolto sul territorio vietrese







Continuano, sul territorio del Comune di Vietri sul Mare, le attività del Circolo Pd locale. Dopo le primarie, le parlamantarie, le iniziative in comune con la Cgil a favore degli anziani e delle fasce svantaggiate, adesso il Circolo mette in campo la Campagna d’ascolto rivolta alla cittadinanza e alle Associazioni e al Terzo Settore sulle problematiche del Paese.


Si inizia Giovedì 9 Maggio, nella frazione Marina, con un Assemblea pubblica dal titolo “Quale futuro per Marina” alla quale parteciperanno la Coordinatrice del Circolo Patrizia Gadaleta (foto a sinistra), la Segreteria locale, il Sindaco Avv. Francesco Benincasa (foto a destra), gli Assessori Giovanni De Simone, Luigi Avallone e Vincenzo Alfano, i Consiglieri Giovanni Di Mauro e Vincenzo Cardamone.

Il Circolo del Pd, sta lavorando da diverso tempo sul territorio vietrese, a stretto contatto con la Cgil-Spi, sulle problematiche del Paese, ed è ferma intenzione dello Stesso dare un contributo rilevante per la risoluzione dei problemi.
Quindi si attende una folta partecipazione da parte della popolazione.

                                                                       Vincenzo Citarella

lunedì 6 maggio 2013

Intervista a Bersani: «Congresso vero. Il Pd diventi un partito»


Intervista a Bersani: «Congresso vero. Il Pd diventi un partito»

INTERVISTA A BERSANIla prima dopo il passo indietro da segretario Pd e l'insediamento del governo Letta. «Il Pd ha mancato la prova». | Le dimissioni di Bersani: IL DISCORSO  | Bersani piange in Aula (FOTO) | Segretario, si cerca l'intesa. Sabato l'assemblea Pd, il Congresso in autunno di M. Franchi
PIER LUIGI BERSANI
Di Simone Collini
5 maggio 2013
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«Il mio unico desiderio è che queste dimissioni servano a qualcosa». Pier Luigi Bersani parla per la prima volta dopo il passo indietro da segretario Pd e l’insediamento del governo Letta. In questa intervista ribadisce che il partito deve «sostenere con determinazione» l’esecutivo, stoppa «diktat e pretese senza fondamento» di Berlusconi (abolizione dell’Imu e presidenza della Convenzione) ma ripercorre anche quanto avvenuto nelle votazioni per il Quirinale: «In quel passaggio, nell’inconsapevolezza di tanti di noi, è tramontata la possibilità di un governo di cambiamento», dice puntando il dito contro «l’irrompere di ritorsioni e protagonismi spiccioli» e ammettendo che, «messi di fronte alla prima vera responsabilità nazionale da quando siamo nati, abbiamo mancato la prova».

Segretario, si cerca l'intesa. Sabato l'Assemblea Pd, il Congresso in autunno di Massimo Franchi 


E a cosa pensa dovrebbero servire le sue dimissioni, onorevole Bersani? 
«A incoraggiare una discussione vera, a decidere delle correzioni profonde riguardo il nostro modo di essere. L’Italia è nei guai e ha bisogno che il Pd sia all’altezza del compito, che sia in grado di assumersi le proprie responsabilità. Certamente in questi anni abbiamo avuti problemi, ma siamo comunque riusciti ad essere i principali protagonisti politici di governo nella gran parte dei territori. Poi, messi di fronte alla prima vera responsabilità nazionale da quando siamo nati, non siamo riusciti a saltare l’asticella. Abbiamo mancato la prova». 

Anche nel suo partito c’è chi l’ha criticata per la gestione della partita del Quirinale: come risponde a chi sostiene che è stato un errore puntare su Marini e a chi fa notare che poi la scelta di Prodi era figlia di uno schema totalmente opposto?
«Guardi, ho sentito ricostruzioni francamente favolistiche e giustificazioni di comodo di quel che è avvenuto, ma non ho intenzione di replicare o di ricostruire passaggio per passaggio quelle giornate perché sarebbe doloroso per me e umiliante un po’ per tutti. Mi fermo su un punto incontestabile: noi siamo venuti meno a delle decisioni formali e collettive. Che possono essere variamente giudicate - anche se io le ritengo assolutamente giuste, nelle condizioni date le uniche possibili e coerenti con i nostri deliberati - ma che restano, ripeto, decisioni formali e collettive».

Che idea si è fatto, perché il Pd non ha tenuto nel passaggio sul Quirinale? 
«Già nei giorni precedenti la scelta del presidente della Repubblica, ci eravamo indeboliti caricandoci addosso la responsabilità dello stallo nella formazione di un governo. Un’idea sbagliata, fatta circolare anche dentro il nostro mondo. Poi, quando si è trattato di applicare una decisione che avevamo assunto, quella cioè di cercare un presidente largamente condiviso fino a prova contraria, la prova contraria che io avevo immaginato potesse provenire dagli altri è invece venuta da noi. E nella fase successiva, di fronte all’impossibilità di una larga condivisione, quando abbiamo proposto un nostro candidato sul quale era stata presa una decisione entusiasticamente collettiva, con nessuno che aveva appoggiato la mia richiesta di voto segreto, abbiamo registrato un colossale inadempimento».

È una questione di disciplina o c’è dell’altro? 
«È inutile fermarsi a temi per così dire disciplinari, in questa vicenda sono emersi problemi che dobbiamo assolutamente affrontare. Primo: un deficit di autonomia, una nostra incomprensibile permeabilità, una difficoltà ad esercitare un ruolo di rappresentanza, di orientamento, di direzione. Secondo: l’incapacità di distinguere tra funzioni istituzionali, come è quella del Presidente della Repubblica, e funzioni politiche e di governo. E, mi dispiace dirlo, ma è difficile non vedere in questo la lunga semina della cultura berlusconiana berlusconiana che ha messo frutto anche nel nostro campo. Terzo: l’irrompere di rivalse, ritorsioni, protagonismi spiccioli di fronte a un passaggio di enorme portata. È l’insieme di questi problemi che mi fa dire che è arrivato il tempo di dirimere un tema: vogliamo essere un soggetto politico o uno spazio politico dove ognuno esercita il proprio protagonismo?». 

Una questione non da poco, per un partito che è nato sei anni fa, non crede? 
«Questa ambiguità si è resa non più addomesticabile alla prima, vera prova di diretta responsabilità nazionale. Ora però il tema va affrontato, sapendo che se scegliamo la seconda strada possiamo essere utili ad alcuni di noi, ma non al Paese e agli interessi e ai valori che vogliamo difendere. Se dobbiamo invece essere un soggetto politico, dobbiamo chiederci qual è la nostra missione per questo Paese e capire che, se scegli di entrare in una libera associazione, decidi di devolvere a una comunità almeno una parte delle tue convinzioni, delle tue aspirazioni, delle tue ambizioni. Perché se si disperde l’idea che entrare in un collettivo è una scelta morale, di libertà e di responsabilità, noi non possiamo essere utili al Paese». 

Ora è in carica un governo in cui ci sono ministri del Pd e del Pdl, che è quello che lei per cinquanta giorni ha escluso: l’errore è stato commesso ieri o è stato commesso oggi?
«È stato commesso nel passaggio per il Quirinale, che ha comportato un nostro pesante indebolimento e un mutamento nel rapporto di forza. Nell’inconsapevolezza di tanti di noi, lì è tramontata la possibilità di un governo di cambiamento, la possibilità di aprire la legislatura con una terapia d’urto capace di riconnettere il governo e noi stessi con la società. So bene che fra di noi ci sono parecchi che hanno ritenuto irrealistica quella prospettiva. Ma c’era troppo realismo in quei giudizi. Il vero realismo sta nella connessione al Paese, alle sue esigenze. Quello era un tentativo che aveva dentro un elemento di azzardo, di combattimento, ma non era irrealistico, non sarebbe stato irrealistico, anche se certo in quella prima fase della vicenda, non era irrilevante il fatto che il Presidente della Repubblica non avesse la pienezza dei propri poteri». 

Grillo però ha chiuso a ogni ipotesi di collaborazione, sia nella fase della formazione del governo che in quella per il Capo dello Stato: col senno di poi si è pentito di aver insistito così a lungo?
«Intanto sia chiaro che io mi rivolgevo a tutto il Parlamento. In ogni caso sbaglia chi sostiene che mi sarei fatto umiliare da Grillo. L’arroganza umilia chi la mostra e rimarrà l’idea di una mia disponibilità a lavorare per un governo del cambiamento. L’idea di Grillo è stata fin dall’inizio quella di tenersi totalmente disimpegnato e cercare di lucrare il più possibile sulla necessità di una convergenza tra noi e la destra. Lucrare si può per un giorno, un mese, forse anche per un anno ma, se poi si mostra l’impotenza e l’inconcludenza di certe posizioni, è finita». 

Ma perché il Pd non ha fatto sua la proposta di eleggere Rodotà al Quirinale? «Dopo quanto successo con Marini e con Prodi, pensiamo davvero che ci sarebbero stati i voti per Rodotà? Dopodiché non è accettabile un prendere o lasciare, dire o così o niente. Il Movimento 5 Stelle ha sempre rifiutato qualsiasi dialogo sul governo e sul presidente della Repubblica. Rodotà è una figura degnissima ma è stata strumentalizzata per un’operazione politica finalizzata a creare difficoltà piuttosto che a ricercare soluzioni. Mi piacerebbe piuttosto chiedere a Grillo e tutti gli altri perché hanno detto no a uno come Marini, forse perché riesce a farsi capire dagli edili? O perché no Prodi?».

Torniamo alla domanda di prima: è stato un errore dopo il passaggio del Quirinale dare il via libera al governo del presidente insieme al Pdl?
«No, e anzi ora possiamo soltanto ringraziare il presidente Napolitano per aver evitato un avvitamento della situazione e aiutato l’allestimento di un governo che aveva come alternativa soltanto nuove elezioni con il Porcellum. Quindi, adesso noi senza tante chiacchiere dobbiamo sostenere con determinazione Enrico Letta, che si è caricato di un compito pesantissimo e difficile, in una fase nuova, diversa, quella che lui ha chiamato giustamente “governo di servizio”».

Sostenere un governo in cui c’è Micciché e Biancofiore? Con Berlusconi che propone l’abolizione dell’Imu e chiede per sé la presidenza della Convenzione sulle riforme? 
«Quanto alla squadra di governo, nessuno può nascondersi la difficoltà di allestire una compagine in queste condizioni politiche. Ma nelle condizioni date Letta ha trovato un buon equilibrio. Noi dobbiamo pienamente sentire in quel governo la nostra responsabilità e combattere perché ottenga dei risultati, a partire dalle risposte da dare alla grave situazione economica e sociale. Per quanto riguarda l’Imu, anche noi abbiamo detto che si deve correggere, ma nel caso si intervenga deve rinvenirsi traccia di quanto da noi proposto. E lo stesso vale sugli ammortizzatori sociali e sugli esodati. Nessuno può avanzare diktat. Per quanto riguarda le riforme istituzionali, sarebbe buona cosa allestire una Convenzione, come già avevo proposto durante le consultazioni. Ma l’autocandidatura di Berlusconi alla presidenza mi pare una miccia accesa e una pretesa senza fondamento». 

Le sue dimissioni saranno ratificate all’Assemblea nazionale del Pd, sabato: che tipo di discussione auspica si faccia in quella sede? 
«Parto dal punto di fondo: ci vuole un congresso vero, che sia svincolato dalla scelta di un candidato premier, visto che per la prima volta da quando esiste il Pd un presidente del Consiglio lo abbiamo. Quindi penso che sia possibile avviare una procedura per arrivare a una modifica dello statuto tale per cui non ci sia più coincidenza tra la figura del segretario e quella del candidato premier. Serve aprire subito una discussione che consenta di affrontare i temi che dicevamo prima, la natura del Pd, la sua missione, le sue responsabilità di fronte al Paese. E auspico che l’Assemblea di sabato non sia un mini-congresso». 

Comunque dovrà eleggere il suo successore: un reggente o un segretario a pieno titolo?
«È una discussione formalistica. L’Assemblea deve pronunciarsi su una persona, dare un mandato pieno a qualcuno che dovrà condurci nella fase congressuale e intanto rappresentare il Pd di fronte al Paese».

Insomma un segretario. 
«Ma sì, una figura che goda di un largo consenso e che sia di garanzia per tutti. Naturalmente queste sono opinioni che impegnano solo me stesso. In settimana bisognerà preparare uno sbocco positivo dell’Assemblea con l’aiuto dei segretari regionali e del coordinamento».

A tutti quelli che le stanno chiedendo di congelare le sue dimissioni fino al congresso cosa dice? 
«Che io lavorerò perché al congresso si affronti una discussione seria, vera, ma non rivedo le mie decisioni. Ho sempre detto che non mi sarei ricandidato, che bisogna mandare avanti una classe dirigente nuova, e dovremo discutere sulla base di quali criteri si arriva alla selezione. Dopodiché sono stato segretario per quattro anni duri e appassionanti, so bene che in politica si vince assieme e si perde da soli, ma so anche che la politica come qualsiasi attività umana ha una sua moralità. A questa non ho rinunciato da una vita e non intendo rinunciarci ora». 
(da L'Unità.It)