SITO UFFICIALE DEL PARTITO DEMOCRATICO CIRCOLO DI VIETRI SUL MARE

SITO UFFICIALE DEL PARTITO DEMOCRATICO CIRCOLO DI VIETRI SUL MARE

lunedì 8 aprile 2013

Manifestazione a Roma contro la povertà


Sabato 13 aprile, iniziativa promossa dai circoli PD di Scampia, San Salvario, Corviale, Torbellamonaca, Laurentino e San Basilio. Interviene il segretario Pier Luigi Bersani




bandiere pd   Manifestazione dei democratici
L'Italia sta vivendo la peggiore crisi economica e sociale che abbia mai conosciuto negli ultimi decenni. Molti italiani vivono ormai da mesi in situazioni di estremo disagio e di difficoltà, le famiglie e le imprese sono in piena emergenza. 

Gli ultimi, disperati fatti di Civitanova Marche fotografano tragicamente una realtà purtroppo estesa in molte città.

E' il momento di dare risposte urgenti e all'altezza. Il partito Democratico ha deciso di sostenere e impegnarsi per un governo di cambiamento, basato su un programma di punti certi e attuabili capace di affrontare l'emergenza economica e sociale. 

Il partito Democratico è vicino a tutti i cittadini che in questo momento stanno vivendo momenti difficili. Per questo i circoli territoriali del PD di Scampia, San Salvario, Corviale, Torbellamonaca, San Basilio e Laurentino hanno promosso per sabato 13 aprile a Roma una manifestazione 'Contro la povertà, per un governo di cambiamento.' 

La manifestazione si svolgerà in un quartiere della periferia romana e sarà conclusa dal Segretario nazionale del PD Pier Luigi Bersani.

Basta piccolo cabotaggio


Pier Luigi Bersani - La Repubblica


Basta piccolo cabotaggio  cabotaggio_img2
Caro direttore, 
nell`articolo domenicale di Eugenio Scalfari, insieme con tante considerazioni che mi trovano d`accordo, c`è un passaggio che mi offre l`occasione di una precisazione. Scalfari scrive: «Non condivido la tenacia con cui Bersani ripropone la sua candidatura». 

L`osservazione è inserita, al solito, in un contesto amichevole e rispettoso di cui ringrazio Scalfari. Devo registrare tuttavia che una valutazione simile si fa sentire anche in contesti ben meno amichevoli. Nelle critiche aggressive e talvolta oltraggiose di questi giorni, nelle inesauribili e stupefacenti dietrologie, e perfino nelle analisi psicologiche di chi si è avventurosamente inoltrato nei miei stati d`animo, non è mai mancata la denuncia verso una sorta di puntiglio bersaniano. 

Ecco dunque l`occasione per precisare. La proposta che ho avanzato assieme al mio partito (governo di cambiamento, convenzione per le riforme) non è proprietà di Bersani. Ripeto quello che ho sempre detto: io ci sono, se sono utile. Non intendo certo essere di intralcio. Esistono altre proposte che, in un Paese in tumulto, non contraddicano l`esigenza di cambiamento e che prescindano dalla mia persona? 

Nessuna difficoltà a sostenerle! Me lo si lasci dire: per chi crede nella dignità della politica e conserva un minimo di autostima, queste sono ovvietà! È forse meno ovvio ribadire una mia convinzione profonda, cui farei fatica a rinunciare. Il nostro Paese è davvero nei guai. Si moltiplicano le condizioni di disagio estremo e si aggrava una radicale caduta di fiducia. Ci vuole un governo, certamente. Ma un governo che possa agire univocamente, che possa rischiare qualcosa, che possa farsi percepire nella dimensione reale, nella vita comune dei cittadini. 

Non un governo che viva di equilibrismi, di precarie composizioni di forze contrastanti, di un cabotaggio giocato solo nel circuito politico-mediatico. In questo caso, predisporremmo solo il calendario di giorni peggiori.

Fonte: La Repubblica

mercoledì 3 aprile 2013

Finalmente si cambia rotta


Stefano Fassina - Responsabile Economia e Lavoro Pd - L'Unitá



10d_20120714_ASSEMBLEA_NAZIONALE_PD_16_FASSINA_Youdem.jpg
I pagamenti dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese sono il primo intervento anticiclico dopo un lunghissimo periodo di provvedimenti restrittivi, che hanno aggravato le condizioni delle economie e del debito pubblico in tutta l`area euro. 

Oggi, si segna un inversione di rotta. È quindi infondato ripetere, come ha fatto il presidente Monti, che «l`austerità paga». È vero esattamente il contrario. L`austerità cieca, in una fase recessiva, aggrava le condizioni dell`economia reale e porta inevitabilmente all`aumento del debito pubblico. È avvenuto ovunque. Dopo la bocciatura elettorale della politica economica dell`euro-zona articolata nell`Agenda Monti e di fronte a rischi di involuzione politica e democratica, si corregge la rotta sin qui tenuta. 

Dopo anni di affermazioni insensate - «la crescita non si fa con il debito» ripetute da ministri del governo Monti e, prima, del governo Berlusconi, si riconosce che per provare a rianimare l`economia si deve aumentare deficit e debito pubblico. Ovviamente, l`aumento del debito pubblico non può essere la via ordinaria per la crescita: la finanza pubblica deve seguire principi di stabilità. 

Non si possono neppure ignorare i numerosi e soffocanti nodi strutturali che legano la produttività della nostra economia e delle nostre imprese. Al tempo stesso, non vanno nascosti i limiti sistemici delle istituzioni intorno alla moneta unica e la carenza di coordinamento delle politiche economiche nazionali. 

Tuttavia, in una fase di depressione, il sostegno alla domanda pubblica e privata è condizione necessaria per rianimare l`economia, definire un contesto meno inibitivo per le riforme strutturali e, di conseguenza, ridurre il debito pubblico. È sfacciato l`attacco del Pdl al governo Monti per subalternità politica alla cancelliera Merkel.

Viene da ex ministri di un governo che, unico caso in Europa, ha ricevuto una lettera dalla Bce con i compiti a casa da fare e che ha irresponsabilmente sottoscritto e votato il pareggio di bilancio per il 2013, la causa ultima degli aumenti di imposte e dei tagli di spesa poi proposti da Monti. Tuttavia, sul governo Monti va detto che, se fosse stato più consapevole degli effetti della finanza pubblica sull`economia reale, avrebbe potuto pagare nell`autunno scorso i debiti e così evitare la chiusura di migliaia di imprese e la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. 

La Spagna, in condizioni di indebitamento nettamente peggiori delle nostre e con la prospettiva di un salvataggio bancario per 10 punti di Pil, l`ha fatto. Il governo Monti no. Ma non è stato bloccato dai rapporti di forza europei, né dai famosi mercati finanziari che, anzi, erano favorevoli. 

Il limite del governo Monti è stato di impostazione politica: la convinzione di poter recuperare competitività e arrivare allo sviluppo attraverso l`inseguimento del pareggio di bilancio «a prescindere» e la svalutazione del lavoro. Ora, invertita la rotta, si deve andare avanti con determinazione, come indicato negli 8 punti proposti da Bersani. 

In poche settimane vanno finanziati la cassa integrazione in deroga; i contratti in scadenza di lavoratori e lavoratrici a tempo determinato in servizi fondamentali della pubblica amministrazione; il 55% per le ristrutturazioni eco-sostenibili; i contratti di servizio con Poste, Fs, Anas; le missioni internazionali; la salvaguardia per l`articolato universo degli «esodati». 

Sono circa 7-8 miliardi di euro per il 2013 che il governo Monti ha lasciato, «scoperti», in eredità al prossimo esecutivo. Ad essi, si potrebbero aggiungere le risorse per il rinvio della Tares e per la cancellazione dell`aumento dell`Iva di luglio. Per realizzare gli interventi indicati e disinnescare gli ulteriori aumenti di tasse previsti, va evitata una manovra aggiuntiva. In alternativa, vanno rinegoziati gli obiettivi di finanza pubblica con la Commissione europea, come hanno fatto tanti altri Paesi con una recessione meno grave e duratura della nostra. 

A tal fine è urgente che il governo Monti condivida con il Parlamento l`impostazione del Documento di economia e finanza e il Programma nazionale di riforme prima di completarli e presentarli ufficialmente entro il 10 aprile. Insomma, è ora di un governo politico di cambiamento, consapevole della fase e dotato di autonomia culturale rispetto all`ortodossia di Bruxelles. 

Proseguire con l`Agenda Monti senza il senatore Monti aggraverebbe le condizioni dell`economia e della finanza pubblica e renderebbe ancora più acute le sofferenze economiche e sociali. Amplierebbe, così, il campo dei sentimenti anti-euro e la deriva di delegittimazione della democrazia.

Fonte: L'Unità

Il segretario vuole andare in Aula Ma i renziani spingono per le urne


IL CENTROSINISTRA

Il segretario vuole andare in Aula
Ma i renziani spingono per le urne

Bersani rilancia la sfida: ci vuole un passaggio parlamentare
I dubbi di Orfini: «Elezioni anticipate sarebbero una sciagura»

Bersani a Bettola duranta la domenica di Pasqua (La Libertà)Bersani a Bettola duranta la domenica di Pasqua (La Libertà)
ROMA - Pier Luigi Bersani rilancia la sua sfida a Silvio Berlusconi. Il segretario del Pd invia al Cavaliere questo messaggio: per noi va bene una soluzione condivisa per il Quirinale, ma tu accetta di far nascere il governo del centrosinistra senza porre ostacoli, altrimenti... Altrimenti c'è sempre Romano Prodi sullo sfondo.

Stufo delle voci che lo davano ormai in disarmo, chiuso a Bettola e poco propenso a tornare e a parlare prima di domani, il leader del Pd ha voluto chiarire qual è la sua posizione. A scanso di equivoci. «La nostra proposta di governo è l'unica alternativa al voto». Non che Bersani ufficialmente si auguri le elezioni. «Sarebbero una sciagura», dice in favore di telecamere. Semplicemente, il segretario non può ammettere che «si accantoni il piano del Pd senza alcun voto parlamentare». Insomma, Bersani è pronto, quando vi sarà un presidente della Repubblica nuovo, e nel pieno delle sue funzioni, a riprovarci. «Tra l'altro - dicono i suoi - con un capo dello Stato che ha il potere di scioglimento, vi saranno pochi parlamentari maldisposti verso un governo guidato dal nostro leader». Il responsabile organizzativo del partito, Nico Stumpo, assiso su un divanetto nel Transatlantico di Montecitorio, spiega a un amico che gli chiede lumi: «La nostra posizione è semplice: o andiamo al governo con Bersani, o al voto sempre con lui». E Matteo Orfini afferma: «Sono pienamente d'accordo con tutto quello che ha detto il segretario, solo su una cosa dissento: sul fatto che le elezioni anticipate sarebbero una sciagura».

Bersani, dunque, ci spera ancora e vuole far capire a tutti, soprattutto agli esponenti del Pd che non sono d'accordo con la sua linea, che lui è ancora in campo. «In tutti i Paesi normali - spiega il segretario - il leader del partito che ha più voti e più parlamentari governa. Non si capisce perché qui dovrebbe essere diverso e soprattutto non si comprende perché i voti del Pd dovrebbero contare meno degli altri».
L'iniziativa dei dieci saggi non è piaciuta a Bersani, ma è chiaro che non può dirlo pubblicamente. Sarebbe come attaccare Napolitano. Però quello che pensa di questa mossa del Colle, il segretario lo spiega ai suoi: «Io non ho indicato nessun nome al Quirinale, i saggi che hanno come riferimento la nostra area sono autonomi da noi e noi da loro. Comunque queste due commissioni non hanno certo il compito di fare un governo, scriverne il programma e decidere chi lo deve guidare. Quello che possono fare, e che sarebbe utile facessero, è un progetto di riforma elettorale condiviso, così potremmo liberarci del Porcellum».

Il segretario, comunque, è convinto che se il suo governo andasse alla prova delle Aule parlamentari potrebbe prendere il via. Sennò, ripetono per l'ennesima volta, gli esponenti del «tortello magico», c'è solo il voto perché con il Pdl non si può proprio governare. E se si andasse alle urne in estate, i bersaniani sostengono che non ci sarebbe tempo per avere un candidato del Pd alternativo a Bersani. Già, il tempo stringe e non ce n'è abbastanza per votare una seconda norma transitoria in deroga allo Statuto che consenta anche ad altri Democrat di scendere in campo contro il segretario e poi organizzare le primarie. In questo modo i supporter del segretario ritengono di poter bruciare Renzi.

Ma è veramente così? Il sindaco di Firenze la pensa diversamente e ai suoi in gran segreto ha confidato che per lui prima si vota e meglio è. A ottobre, persino a giugno. Tutto purché non parta il treno di una legislatura di lunga durata. Il che sarebbe pur sempre possibile. Infatti, una volta instradato sui binari un nuovo governo, del presidente o di Bersani che sia, sarebbe difficile fermarlo: se arrivasse all'anno prossimo, gli sarebbe facilissimo giungere a quello dopo ancora. Sì, perché il primo luglio del 2014 l'Italia assumerà la presidenza del semestre europeo, il che vuol dire che c'è bisogno di un governo nella pienezza dei suoi poteri. Ciò significa che prima del 2015 non si va a votare. Ma è un orizzonte temporale troppo lontano per Renzi: rischierebbe di non prendere l'ultimo treno a sua disposizione.

martedì 2 aprile 2013

Pd, Bersani rilancia governo di cambiamento: "Ce lo chiede un Paese che non ha più fiducia"


Il segretario decmocratico spiega: "Io lavoro per questa soluzione, ma se rappresento un problema sono pronto a farmi da parte. Per il Quirinale cerchiamo un'ampia maggioranza come previsto dalla Costituzione"


ROMA - "Il Paese chiede una guida perché ha dei problemi, ma manca di fiducia e ha bisogno di cambiamento. Con questa profonda convinzione ci siamo messi all'opera. Siamo maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato. Questa situazione ci impone di prenderci delle responsabilità". Lo dice Pierluigi Bersani nel corso di una conferenza stampa con Enrico Letta.

 "Noi siamo per la corresponsabilità istituzionale - aggiunge - Che non si realizza con un governissimo Pd-Pdl-Scelta Civica: sarebbe una risposta sbagliata perché finirebbe per raffigurare politica che si chiude nel fortino e si protegge. Abbiamo avanzato un'altra proposta e il mio appello è a guardarla meglio. E' una proposta che tiene insieme la necessità di cambiamento e un percorso per le riforme istituzionali".

"Affiniamola, vediamola meglio, ma per noi lavorare attorno a questo doppio registro è l'unica soluzione possibile e realistica", dice ancora il segretario del Pd. "Bersani è a disposizione per questa soluzione, ma se Bersani è un problema, Bersani è a disposizione perché prima c'è l'Italia", prosegue aprendo alla possibilità di un governo di cambiamento che sia guidato da un premier diverso dal leader democratico. Ipotesi, questa, che potrebbe forse rimuovere i veti posti dal M5S.

Parlando poi dell'elezione del prossimo presidente della Repubblica, Bersani sottolinea: "Prendeteci in parola, noi siamo ligi alla Costituzione che ci chiama a lavorare onestamente per una soluzione di larga o larghissima convergenza parlamentare e fino a prova contraria lavoriamo così". "Quel che ha in testa Bersani lo sa solo Bersani", dice ancora riferendosi alle indiscrezioni sulle sue intenzioni di forzare la mano imponendo la nomina di Romano Prodi. "Noi - inisiste - abbiamo in testa solo di lavorare onestamente per avere un presidente di larga condivisione, fino a prova contraria di impossibilità a trovare a questa soluzione".

Parlando ancora delle difficoltà di far partire il governo di cambiamento, Bersani aggiunge: "Il Movimento 5 Stelle ha un disimpegno conclamato e vuole mette in frigorifero i suoi otto milioni di voti. Non si preserva così la legislatura: non c'è insulto che cancelli questa elementare realtà". "Il presidente della Repubblica - ricorda - ha
fatto quello che doveva e poteva fare: garantire all'Europa e all'Italia una continuità istituzionale". "Noi accompagniamo questa strada ma con fermezza ribadiamo il nostro punto di vista: affiniamo e discutiamo la posizione ma quella del doppio registro, governo di cambiamento e convenzione per le riforme, è secondo noi l'unica pista". "Non sono pessimista sulla possibilità di dare un governo", afferma.

"Io immagino che il mio pre-incarico sia assorbito in questa nuova fase - afferma ancora Bersani - Il che non vuol dire che vado al mare. Ho detto prima che io ci sono, non intendo essere un ostacolo ma ci sono". "La crisi italiana non si risolve andando a nuove elezioni, ma dando governabilità", aggiunge il segretario del Pd. Quella delle ricroso anticipato alle urne "io la considero un'ipotesi disastrosa, così come gran parte del Parlamento. Purtroppo l'incrocio con il semestre bianco è stato un'ulteriore difficoltà perchè può lasciare spazio a tatticismi".

Il leader democratico parla poi della situazione interna al partito. "Credo di averlo con me, assolutamente, lavoriamo sul solco della direzione. Siamo un partito che discute, quando ci saranno altre cose da decidere faremo una direzione", mentre, quando una volta calmate le acque ci sarà il congresso, "la ruota girerà, io porto il partito fino al congresso". Il segretario lancia poi una frecciata al M5S. "Non posso fare l'esegeta di quello che dice Crimi ogni giorno. Facessero una direzione anche loro in streaming così capiamo tutti... Non posso stare dietro a quello che dice uno o l'altro". "Dove sono le direzioni all'aperto di tutte le altre forze che dovrebbero concorrere alla vita democratica?", chiede polemicamente Bersani. Poi un altro affondo: l'idea che le Commissioni possano lavorare da subito senza un governo in carica, dice, "allude a una prospettiva utopica, qui ci vuole un governo". "Che una commissione parta una settimana prima... Di cosa stiamo parlando? Che lavorino senza un governo siamo fuori dal nostro ordinamento, sono affermazione che depistano dalla questione vera", rincara Bersani.

Tornando poi al suo netto no al governissimo, il leader democratico spiega: "Sarebbe un governo immobile, la politica in una zattera sempre più piccola in un mare molto agitato. Con Berlusconi abbiamo già un'esperienza alle spalle, il governo Monti e abbiamo già visto l'impasse". L'indisponibilità a un esecutivo di larghe intese con il centrodestra, sottolinea, è una "decisione politica in nome dell'Italia, non è questione di non riconoscimento". Silvio Berlusconi, osserva Bersani, "non lo voglio incontrare ad Arcore o a Palazzo Grazioli, ma nelle sedi istituzionali sì, non ho questo problema".
(da Repubblica.It)

Speranza: "Non rinunciamo al governo di cambiamento"



Intervista a Roberto Speranza di Simone Collini - L'Unità

I due gruppi di lavoro incaricati dal Quirinale? Il loro operato, dice Roberto Speranza, può «creare le condizioni per l`avvio di un governo di cambiamento che risponda alla profonda inquietudine emersa dal voto di febbraio». E se il segretario del Pdl Angelino Alfano auspica invece che esaurito il loro mandato si arrivi a un esecutivo «di larga coalizione», il capogruppo del Pd alla Camera ribadisce il no del suo partito a «formule politiciste» e alleanze «con chi ha prodotto la crisi». 

I saggi facciano presto e Napolitano riprenda le consultazioni, dice il Pdl: il Pd cosa dice, onorevole Speranza?

«Che va mantenuto l`assoluto rispetto e il massimo sostegno rispetto alle decisioni del Capo dello Stato. Il presidente Napolitano in questi anni ha rappresentato uno dei pochi punti di tenuta veri nel rapporto tra cittadini e politica, opinione pubblica e istituzioni. Ed è naturale che il Pd oggi sia al suo fianco, che accompagni con responsabilità il percorso che ci ha indicato». 

Il percorso prevede due gruppi di lavoro che si occupino di riforme istituzionali e di questioni economico-sociali: cosa auspica possa produrre? 

«Un terreno condiviso per le riforme istituzionali, perché come noi abbiamo detto proponendo lo strumento della Convenzione questo Paese ha bisogno di una riforma profonda che porti al superamento del bicameralismo perfetto, a una Camera delle autonomie, a un dimezzamento del numero dei parlamentari. E poi auspico che l`operato di questi due gruppi di lavoro crei le condizioni per l`avvio di un governo di cambiamento che risponda alla profonda inquietudine emersa dal voto di febbraio». 

Secondo altri, di Scelta civica, del Pdl ma anche del suo partito, questi gruppi di lavoro potrebbero servire ad accorciare le distanze tra le forze parlamentari e dar vita a un governo di larghe intese: condivide? 

«No, io sono convinto che se alla domanda di discontinuità emersa alle elezioni rispondessimo con formule politiciste, commetteremmo un grave errore. Per una forza come il Pd non si può immaginare che l`uscita dalla crisi si possa realizzare andando a braccetto con chi ci ha portato a questa stessa crisi economica, sociale, politica». 

C`è però da tener conto dell`opinione espressa da una quota considerevole di elettori che non ha votato Pd, non crede? 

«Noi rispettiamo tutti gli elettori che hanno fatto una scelta diversa, ma dal nostro punto di vista il Pdl ha una responsabilità enorme nel determinarsi di questa crisi. Ora, per uscirne, c`è bisogno non di fare alleanze con la destra ma di una forte discontinuità». 

Così però vi esponete all`accusa di inseguire Grillo. 

«Non ci si può accusare di questo. Anche nel voto dato al Pd c`è una forte domanda di cambiamento, e noi dobbiamo rispondere nel modo giusto. E responsabilità senza cambiamento non lo è. Il Pd deve rispondere attrezzando un governo all`altezza della domanda uscita dalle urne, e se Grillo dovesse continuare a dimostrare l`irresponsabilità di questi giorni sono convinto che pagherà un prezzo alto, perché finirà per tradire quella stessa domanda di cambiamento venuta dall`elettorato». 

Alfano dice: governo di larghe intese o voto. Il Pd dice governo di cambiamento o voto? 

«In questo momento noi dobbiamo mettere tutta la nostra forza e il nostro impegno per dare il via al governo di cambiamento, non dobbiamo ragionare su altro». 

Gentiloni sottolinea che le posizioni di parte vanno subordinate all`interesse generale. 

«E la posizione del governo di cambiamento risponde proprio all`interesse generale del Paese. Una soluzione politicista porterebbe a un`ulteriore rottura tra politica e cittadini, rafforzerebbe le forze antisistema». 

Sicuro che tutto il partito sia su questa linea? 

«È la linea votata all`unanimità dalla nostra Direzione». 

E lo sarà anche alla prossima riunione? 

«Lavoreremo da qui alla prossima Direzione per valorizzare questa proposta unitaria. In una fase così delicata per la tenuta del rapporto tra politica e cittadini, tutto possiamo permetterci tranne che un Pd diviso». 

Un Pd diviso sarebbe una bella gatta da pelare anche per lei che guida un gruppo parlamentare di 303 deputati... 

«Ma no, e comunque la generosità che i gruppi dirigenti hanno dimostrato finora non va sottovalutata, non possiamo rimproverarci molto, anzi. Quanto al gruppo, uno dei più ampi della storia repubblicana, è di grandissimo valore, con esperienze consolidate che sono patrimonio prezioso per il nostro partito e tante nuove energie che non aspettano altro che essere sprigionate al servizio del Paese». 

Tra un paio di settimane dovrete eleggere il successore di Napolitano: il possibile profilo? 

«Dovrà essere una figura di garanzia, all`altezza del compito delicato che andrà a svolgere e dei predecessori straordinari avuti negli ultimi anni».

Fonte: L'Unità

In carica i dieci saggi di Napolitano: "8-10 giorni di tempo, mi dispiace assenza donne"


I due gruppi nominati dal capo dello Stato, dopo un incontro al Colle, hanno iniziato a lavorare: "I gruppi non indicheranno una soluzione di governo, ma indicheranno le cose urgenti su cui concentrarsi". Scetticismo dai partiti, ma il vero scontro è già proiettato sulla scelta del nuovo presidente. Ira del Pdl sull'ipotesi Prodi per il Quirinale


ROMA - Entra nel vivo l'attività dei due gruppi di lavoro, i cosiddetti dieci saggi, voluti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Gli esperti sono saliti oggi al Quirinale per ricevere dal capo dello Stato i dettagli del mandato. I primi a riunirsi sono stati i sei saggi incaricati di occuparsi delle tematiche economico sociali. Si tratta di Enrico Giovannini, Giovanni Pietruzzella, Salvatore Rossi, Enrico Moavero Milanese, Giancarlo Giorgetti e Filippo Bubbico. A seguire, la riunione del gruppo dei saggi che si occupano delle tematiche istituzionali composto da Valerio Onida, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello e Luciano Violante.

GUARDA LE FOTO

E dopo l'incontro con i due gruppi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rilansciato un comunicato stampa in cui quantifica in otto o dieci giorni il tempo giusto per il lavoro della task force e spiega la sua decisione, molto criticata nelle ultime 72 ore: "L'indubbio valore dei nomi da me subito resi noti, non mi ha messo al riparo da equivoci e dubbi circa i criteri della scelta o la non presenza di altri nomi certamente validi. Comprendo il disappunto che con accenti polemici si è espresso per non aver inserito in quella rosa delle personalità femminili, anche individuandole al di fuori di vertici istituzionali cui non abbiano avuto finora accesso. Mi dispiace e me 
ne scuso, pur trattandosi di organismi non formalizzati e di breve durata cui ho dato vita con obbligata estrema rapidità. Per nomine più sostanziali e di lungo periodo, come quelle che mi è spettato fare per la Corte Costituzionale e per il Cnel, ho dato il giusto peso alla componente femminile. E ai gruppi di lavoro ora istituiti saranno certamente ben presenti gli apporti venuti su molteplici temi da personalità femminili".

Il presidente ha poi ribadito che con la scelta dei dieci 'saggi' non c'è un'esautorazione del Parlamento, ma solo il tentativo di favorire un accordo politico per la formazione di un governo. "Questo non significa - ha detto Napolitano nell'incontro con i 10 esperti - che questi gruppi di lavoro indicheranno un tipo o un altro di soluzioni di governo. Indicheranno quali sono, rimettendo un po' al centro dell'attenzione problemi seri, urgenti e di fondo del paese, questioni da affrontare, sia di carattere istituzionale sia di carattere economico-sociale nel contesto europeo, anche permettendo una misurazione delle divergenze e convergenze in proposito".

Sul loro incarico non si placa però la polemica politica. I partiti non sono convinti della mossa di Napolitano e lanciano forti critiche, mentre il capo dello Stato precisa che la loro funzione è ricognitiva. Le posizioni delle forze politiche sembrano però cristallizate. Il Pdl definisce l'iniziativa del Colle una sostanziale perdita di tempo e insiste per una coalizione di governo ampia e la scelta di un nuovo presidente della Repubblica espressione dei moderati, chiedendo in alternativa che si vada subito a votare.

Attacchi molto duri sono arrivati anche dal Movimento 5 Stelle, che con il capogruppo Vito Crimi si è spinto fino al punto di affermare che il capo dello Stato, piuttosto che riconfermare fiducia al governo Monti, avrebbe fatto meglio a far decollare il tentativo di Pierluigi Bersani.   

I democratici, anche se al loro interno sono piuttosto divisi sulle prossime strategie, si mostrano comunque collaborativi con il Colle. "Il Pd è vicino alla scelta fatta dal presidente Napolitano in questo passaggio difficile e delicato. Ci auguriamo che la commissione dei 10 saggi dia un contributo per far partire la convenzione delle riforme", ha detto il capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, insistendo poi sul fatto che "il Paese ha bisogno di un governo del cambiamento".
 
Gli unici convinti fino in fondo della scelta del Quirinale sembrano in realtà essere i centristi di Scelta civica. "Il presidente Napolitano ha perfettamente ragione sulla paradossalità della situazione. Il Capo dello Stato oggi mette in luce una certa ipocrisia che c'è nei partiti: tutti pronti nell'elogio e poi si comportano in modo diametralmente opposto. Mi pare sia questo il suo principale motivo di amarezza", afferma il coordinatore Andrea Olivero.

Ma come detto il vero problema, più che il ruolo e i tempi a disposizone dei 10 saggi, semra riguardare l'imminente partita per il nuovo inquilino del Quirinale. Stando ad indiscrezioni raccolte dal Corsera Bersani sarebbe tornato a prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di una candidatura di Romano Prodi che potrebbe raccogliere consensi nel M5S (ma fonti anonime del Movimento oggi hanno smentito, definendo il Professore "troppo legato ai vecchi partiti"), aprendo però uno scontro frontale con il centrodestra. "Sarebbe un atteggiamento irresponsabile del Pd fare il pieno delle cariche con un solo terzo dei voti", ha avvertito ancora oggi Maurizio Gasparri. "Saremmo - aggiunge l'ex ministro - di fronte a uno strappo delle norme della democrazia. Non vogliamo nemmeno prendere in considerazione questa ipotesi obbrobriosa".
(da Repubblica.It)